Il bisnonno Dionisio

Il bisnonno Dionisio in una foto datata poco prima della sua scomparsa prematura

Di Dionisio Labbate, quel Dionisio Labbate che ha fondato l’azienda quasi 120 anni fa, si può dire senz’altro che ha una Storia… proprio con la S maiuscola!

Polignano a mare: legame infinito e non del tutto compreso

Nato a Polignano a mare da Giovanni L’abbate – che possedeva un’osteria – e Maria Settanni – che aveva un negozio di stoffe (e dal cui negozio sono stati ricavati due appartamenti che ancora oggi sono presenti nella parte storica di Polignano). Ragazzo dalla personalità forte, generoso di cuore, a detta di chi ha tramandato cunti e fattarielli un bell’uomo dotato da un radicato senso dell’onestà che risultò essere l’arma vincente per emergere dalla massa!... continuate a leggere qui con me e vedrete se non ho ragione.

Il bisnonno Dionisio con la bottiglia e al suo fianco l’amico di sempre

Appena maggiorenne (nell’ ‘800 la maggiore età si acquisiva a 21 anni) si trova a parlare con un amico – anzi l’Amico! … e capirete perché – di quello che vuole fare della propria vita. Mi piace immaginare questi due ragazzi che la sera si ritrovano dopo una giornata di fatìa a parlare in piazza o la sera guardando il cielo… una di quelle sere in cui se cunta se cunta se cunta e magari non si arriva a parlare di niente…oppure no. E qui l’idea: provare qualcosa di nuovo, ora che avevano 20 anni circa, qualcosa di cui si è sentito parlare…emigrare nel nuovo mondo, inseguire un’opportunità, raggiungere il Brasile, San Paolo del Brasile, il quartiere dei polignanesi dove altri prima di loro erano andati in cerca di fortuna.

Poi là darsi da fare.

Allora i due amici si fanno una promessa: partiranno insieme, si daranno da fare insieme, si aiuteranno tutta la vita e un domani quando lasceranno questo mondoriposeranno” insieme!

sì è così… erano davvero altri tempi, quando la parola data era un valore, quando si aveva il coraggio, quello vero, quando la paura per il futuro era davvero motivata, ma dava forse essa stessa la spinta e l’impulso per avere idee nuove e in qualche modo rivoluzionare (immaginate cosa significherebbe per noi oggi lasciare l’Italia in cerca di fortuna sulla Luna).

Io, con l’aiuto di alcuni famigliari vicini e lontani, ho ripercorso l’avventurosa vita del bisnonno e, a parte l’emozione di leggere il suo nome sui registri d’imbarco e sbarco dell’epoca, posso affermare di aver ricostruito in modo quasi chirurgico i fatti principali del suo viaggio, anche mentale.

Ricordo ancora uno dei momenti più belli delle mie ricerche, quando trovammo un sito web collegato al mercato ortofrutticolo di San Paolo del Brasile, in cui si parlava di una grande festa commemorativa per i 130 anni di attività: fra i 5 nomi citati delle persone più importanti per la nascita e lo sviluppo di quei grandi magazzini generali di Rue Polignano c’era proprio il nome del mio bisnonno!

Dionisio Labbate partì appena maggiorenne con l’amico alla volta di Napoli. Lì si imbarcò su una vecchia nave che non aveva neanche dei veri locali per il trasporto di persone (c’era chi il viaggio se lo faceva in “coperta”… cioè sul ponte per tutta la durata della traversata – circa 3 settimane). Arrivato ad Ellis Island con l’amico prese un’altra nave per un viaggio di un mese che lo portò in Brasile. Arrivato nel quartiere dei polignanesi (Rue Polignano…quale fantasia… ma era effettivamente così per i centri che accoglievano gli immigrati a seconda della provenienza) con i pochi soldi in tasca investì in un carretto di arance. Mio padre era solito dirmi una cosa che gli era stata raccontata da suo padre: “il nonno si toglieva le arance di bocca per venderle e mettere da parte i soldi”. In particolare, in un contesto quello dei “càrcani” (gli italiani che rubavano sul peso dei prodotti venduti “calcando” la mano sul piatto della bilancia), il nonno Dionisio si mise in luce per l’onestà e la precisione al punto da essere scelto per regolare gli orari e le squadre di lavoro ai grandi magazzini generali dell’ortofrutta di Rue Polignano. In quel frangente ebbe modo di ricevere i soldi messi da parte dalle famiglie che componevano la massa di contadini, che si fidavano di lui: investendoli opportunamente li fece crescere di valore e lui si trovò ad aver fatto fortuna ed era pronto a tornare in Italia (con l’amico di sempre!).

Ora, in Italia non era ancora così diffuso il business dell’olio di oliva: tornato a Polignano – terra caratterizzata dalla presenza di mandorli e ciliegi – e non vedendo uno sbocco dalla resa importante provò a spostarsi verso il Salento (di cui era originaria la madre), terra caratterizzata dalla presenza diffusa degli uliveti e dei frantoi.

Con l’amico va verso Acquarica del Capo, a pochissimi km da Leuca, e prende in affitto un piccolo frantoio con un singolo torchio, dal signor Villani – che poi resterà figura centrale per il proseguo degli affari anche per la generazione seguente. Dopo due anni di buoni risultati – pur con tanto lavoro e (è il caso di dirlo) “olio di gomito” – il business è così proiettato che nel 1902 Dionisio Labbate decide di acquistare i locali e i macchinari che gli permettano di dar vita all’azienda che conosciamo ancora oggi (nel 1902 Dionisio si sposò anche con la bisnonna che conobbe in un appezzamento di terreno, che fu il suo primo acquisto coi soldi raccimolati in Brasile e che ancora abbiamo fra le proprietà di famiglia: il Pero). Grazie ai notevoli proventi del lavoro fatto in Brasile, fu in grado di investire in macchinari moderni per l’epoca complete di macine, presse idrauliche, motori elettrici, …

Tanto per dare l’idea questi macchinari ebbero vita produttiva lunghissima: per successivi nuovi investimenti si dovrà aspettare fino al secondo dopoguerra, quando mio padre era un ragazzino che aiutò a montare le presse idrauliche nello stabilimento del nonno Antonio, dove si lavorava a ciclo continuoanche la notte di Natale… quando l’appartamento costruito sopra al frantoio tremava per le vibrazioni indotte dai macchinari!!

Questa capacità intrinseca di guardare avanti è sempre stata presente nei Labbate:

il bisnonno capì l’importanza di investire nei motori elettrici (oltre che in macchinari nuovi);

il nonno Antonio intuì nei primi anni ’70 (!) l’importanza dei calcolatori e dei server per strutturare l’azienda in modo totalmente nuovo (Ragazzi! Parliamo dei primi anni ’70: lui neanche sapeva cosa fosse un computer… ma aveva destinato un appezzamento – proprio il Pero – per una costruzione di un sito che ospitasse quello che oggi chiameremmo server aziendale!!!);

il figlio Ettore ha avuto la capacità imprenditoriale di cogliere le opportunità dei mercati internazionali (parlando coi clienti esteri in salentino quando non riusciva ad esprimersi in lingue straniere… e questo non gli ha certo impedito di esportare in Germania, Canada, Stati Uniti, Giappone, Cina,… );

i figli di Ettore – i miei amati cugini – sono prontissimi a recepire le opportunità di ammodernamenti industriali (una volta ho sentito i “piccoli” Andrea e Marco parlare di un trattore con musica e aria condizionata per permettere ai propri collaboratori di lavorare meglio!…questo è il futuro) o di nuovi sviluppi produttivi (dopo 100 anni che facevamo “solo” Olio e Vino adesso grazie a loro confezioniamo patè, olive e condimenti in 15 aromatizzazioni diverse… e ci sono sempre idee nuove)

Dionisio Labbate morì giovane, a soli 53 anni: le redini dell’attività furono prese e gestite con amore e pazienza dalla moglie Donata De Razza. Una donna alla guida di un’azienda nel primo novecento!

Era davvero un’azienda moderna guidata da uno spirito avanti rispetto al resto del mondo.

Questo approccio imprenditoriale moderno sarà una costante dell’attività fino ai giorni nostri, e forse una delle più grandi fortune della nostra amata azienda Labbate è proprio di essere coscienti di questo fatto.

Grazie nonno Dionisio, ché ci hai aperto la via: sta a noi percorrerla!

...un’ultima cosa sull’amico del bisnonno: eravamo rimasti che dal 1900 al 1902 avevano mandato avanti insieme il primo piccolo frantoio in affitto.

Dopo quell’esperienza Dionisio restò a Ugento, mentre l’amico diresse verso casa, a Polignano. Ma restarono sempre così profondamente legati che al di là di fare dei buoni affari insieme, quando morì l’amico chiese di essere tumulato nella parte del cimitero di Polignano dove riposano i Labbate (o meglio i L’abbate: ci fu un errore ortografico al comune di Ugento quando il bisnonno dichiarò la residenza ed il domicilio): era il suo modo di restare vicino all’amico con cui si erano ripromessi di fare tutto insieme.

Vitantonio Giannoccaro aveva mantenuto la promessa.

Un’epoca in cui la parola data aveva davvero un enorme valore!